Per identificare le immagini generate o modificate con l'AI da Google e da modelli di terze parti, puoi utilizzare l'API AI Content Detection. Questo documento spiega come funziona l'API, i suoi limiti e come richiedere l'accesso.
Come funziona
Per utilizzare l'API, invia un payload immagine all'endpoint Gemini Enterprise Agent Platform utilizzando una chiamata API REST. I formati di immagine supportati includono:
- JPEG
- PNG
- WebP
Elaborazione
L'API elabora il payload utilizzando modelli di machine learning che analizzano artefatti a livello di pixel, pattern di rumore e anomalie spettrali. La risposta aggrega i risultati dei modelli.
Conservazione dei dati
L'API non memorizza né conserva le immagini elaborate.
Richiedi l'accesso
L'API AI Content Detection è in anteprima privata. Per richiedere l'accesso all'endpoint, compila il modulo di richiesta.
Esoneri di responsabilità e limitazioni
L'API fornisce una stima probabilistica e non garantisce un'identificazione definitiva. L'utilizzo del servizio è soggetto alle seguenti condizioni:
- Errori statistici:il modello potrebbe produrre falsi positivi (immagini autentiche segnalate come generate con l'AI) e falsi negativi (immagini generate con l'AI classificate erroneamente come autentiche).
- Utilizzo consultivo:l'output dell'API deve fungere da segnale supplementare. Non deve essere utilizzato come unica base per decisioni critiche, come la rimozione di contenuti o le sanzioni per gli utenti.
- Responsabilità:il servizio viene fornito "così com'è". Google non si assume alcuna responsabilità per danni o controversie derivanti dall'affidamento agli output dell'API.